55) Bakunin. Lo statalismo di Marx.
Bakunin accusa Marx di volere che nella societ socialista tutto
il potere sia concentrato nelle mani dello Stato. Il filosofo
tedesco non capisce dove c' lo Stato, c' inevitabilmente
oppressione e schiavit ed i lavoratori che andranno al potere
saranno inevitabilmente ex-lavoratori e uomini di Stato. Chi pu
dubitare di ci non sa niente della natura umana. .
    M. Bakunin, Stato e anarchia (vedi manuale pagina 224, nota 23
).

 Questo  il programma di Lassalle, questo  anche il programma
del partito democratico socialista. In realt questo programma non
 di Lassalle ma di Marx che lo enunci esaurientemente nel suo
famoso Manifesto del partito comunista pubblicato, da lui e da
Engels, nel 1848. Un esplicito richiamo ad esso  fatto nel primo
Manifesto dell'associazione internazionale scritto da Marx nel
1864, con le parole: il primo dovere della classe operaia consiste
nella stessa conquista del potere politico o, come  detto nel
manifesto comunista: il primo passo nella rivoluzione dei
lavoratori deve consistere nell'elevazione del proletariato al
rango di casta dominante. Il proletariato deve concentrare tutti
gli strumenti di produzione nella mani dello Stato vale a dire del
proletariato elevato al rango di casta dominante.
Non  chiaro perci che il programma di Lassalle non si
differenzia in nulla dal programma di Marx che egli riconosceva
come proprio maestro? Nell'opuscolo contro Schultze-Delitzsch,
Lassalle dopo aver esposto con la ricchezza veramente geniale che
caratterizza i suoi scritti le proprie concezioni fondamentali
sull'evoluzione politica e sociale della nuova societ ammette
sinceramente che queste idee e la stessa terminologia non sono sue
ma del signor Marx che per primo le ha formulate e sviluppate
nella sua opera straordinaria ancora inedita.
Tanto pi singolare appare quindi la protesta del signor Marx
inserita dopo la morte di Lassalle, nella prefazione all'opera sul
Capitale. Marx vi si lagna amaramente del furto di Lassalle, il
quale si sarebbe appropriato delle sue idee. La protesta 
incredibilmente strana da parte di un comunista che predicando la
propriet collettiva non capisce che un'idea una volta pronunciata
non appartiene pi a un individuo. La cosa sarebbe stata diversa
se Lassalle gli avesse copiato una o pi pagine, ci sarebbe stato
un plagio e la prova del fallimento intellettuale di uno scrittore
incapace di digerire le idee degli altri e di riprodurle mediante
un proprio lavoro intellettuale, sotto forma originale. Cos
agirono solo gli uomini sprovvisti di capacit intellettuali o
disonesti per vanit, i corvi con penne di pavone.
Ma Lassalle era troppo intelligente e indipendente perch gli
fosse necessario ricorrere a mezzi tanto meschini per attirare su
di s l'attenzione del pubblico. Era vanitoso, molto vanitoso come
s'addice a un ebreo ma nello stesso tempo era dotato di qualit
tanto brillanti che avrebbe potuto soddisfare senza troppe
difficolt le esigenze della vanit pi ricercata. Era
intelligente, istruito, ricco, abile e estremamente audace;
possedeva in grandissima misura le doti della dialettica e
dell'eloquenza, della chiarezza di comprensione e di esposizione.
Al contrario del suo maestro Marx che  forte in teoria, in
intrighi segreti e sotterranei e perde in compenso la sua forza e
il suo valore nella pubblica arena, Lassalle si sarebbe detto
fatto apposta per la lotta aperta sul terreno pratico. L'abilit
dialettica e la forza della logica stimolate dall'amor proprio
attizzato dalla lotta sostituivano in lui il rigore delle
convinzioni appassionate. Esercitava un'enorme influenza sul
proletariato ma era ben lontano dall'essere un uomo del popolo.
Per il suo genere di vita, la sua condizione, le sue abitudini, i
suoi gusti era strettamente legato alla classe borghese, ai
cosiddetti leoni della giovent dorata. Naturalmente li superava
di tutta la testa, regnava con quell'intelligenza grazie alla
quale si trov alla direzione del proletariato tedesco. Nel
volgere di alcuni anni si acquist un'immensa popolarit. Tutta la
borghesia liberale e democratica odiava profondamente Lassalle; i
suoi compagni d'idea, i socialisti, i marxisti e lo stesso maestro
Marx, concentrarono su di lui la violenza della loro maligna
gelosia. S, l'odiarono esattamente come la borghesia, ma fin che
visse non ardirono manifestargli il loro odio perch era troppo
forte per loro.
Abbiamo gi dichiarato pi d'una volta la nostra viva ripugnanza
per le teorie di Lassalle e di Marx che raccomandano ai lavoratori
se non proprio come supremo ideale almeno come immediato e
principale obiettivo la fondazione di uno Stato popolare che, come
loro stessi hanno spiegato, non sarebbe altro che  il
proletariato elevato al rango di casta dominante .
Se il proletariato, ci si chiede, diverr la casta dominante sopra
chi dominer? Ci significa che rimarr ancora un altro
proletariato sottomesso a questa nuova dominazione, a questo nuovo
Stato. E' questo il caso, per esempio, della plebaglia contadina
che, come  noto, non gode della benevolenza dei marxisti e che,
trovandosi al grado pi basso di cultura, sar evidentemente
governata dal proletariato delle citt e delle fabbriche; oppure,
se consideriamo la questione dal punto di vista nazionale,
prendendo gli slavi rispetto ai tedeschi, i primi per lo stesso
motivo staranno, nei confronti del proletariato tedesco
vittorioso, nella stessa servile soggezione in cui ora questi
ultimi si trovano nei confronti della loro borghesia.
Dove c' lo Stato c' inevitabilmente la dominazione e di
conseguenza la schiavit; lo Stato senza la schiavit, aperta o
mascherata,  inconcepibile; ecco perch siamo nemici dello Stato.
Che cosa vuol dire il proletariato organizzato in casta dominante?
E' mai possibile che l'intero proletariato si ponga alla testa del
governo? I tedeschi sono circa 40 milioni. E' forse possibile che
tutti questi 40 milioni divengano membri del governo? Che tutto il
popolo governi e che non ci siano governati? In questo caso non ci
sar governo, non ci sar Stato; ma se ci sar uno Stato ci
saranno governati, ci saranno schiavi.
Questo dilemma  risolto semplicisticamente nella teoria marxiana.
Con governo popolare essi intendono il governo del popolo da parte
di un piccolo numero di rappresentanti eletti dal popolo.
L'universale diritto d'elezione da parte di tutto il popolo, dei
sedicenti rappresentanti del popolo e dei governanti dello Stato,
questa  l'ultima parola dei marxiani come pure della scuola
democratica,  una bugia che nasconde il dispotismo di una
minoranza dirigente tanto pi pericolosa in quanto si presenta
come l'espressione della cosiddetta volont del popolo.
Cos da qualsiasi parte si esamini questa questione si arriva
sempre allo stesso spiacevole risultato: al governo dell'immensa
maggioranza delle masse popolari da parte di una minoranza
privilegiata. Ma questa minoranza, ci dicono i marxiani, sar di
lavoratori. S, certamente, di ex lavoratori i quali non appena
divenuti governanti o rappresentanti del popolo non saranno pi
lavoratori e guarderanno il mondo del lavoro manuale dall'alto
dello Stato; non rappresenteranno pi da quel momento il popolo ma
se stessi e le proprie pretese di voler governare il popolo. Chi
pu dubitare di ci non sa niente della natura umana.
Ma questi eletti saranno socialisti ardenti, convinti e per di pi
scientifici. Queste parole  socialisti scientifici , 
socialismo scientifico  che s'incontrano costantemente nelle
opere e nei discorsi dei lassaliani e dei marxiani provano per se
stesse che il cosiddetto Stato popolare non sar nient'altro che
il governo dispotico della massa del popolo da parte di una
aristocrazia nuova e molto ristretta di veri o pseudoscienziati.
Il popolo, dato che non  istruito, sar completamente esonerato
dalle preoccupazioni di governo e sar incluso in blocco nella
mandria dei governati. Che bella liberazione!.
I marxisti si rendono conto di questa contraddizione e coscienti
che un governo di scienziati, il pi opprimente, il pi offensivo
e il pi spregevole del mondo, sar nonostante tutte le forme
democratiche una vera dittatura, si consolano con l'idea che
questa dittatura sar provvisoria e di breve durata. Dicono che la
sua unica occupazione e il suo unico intento sar quello di
educare e di elevare il popolo sia economicamente che
politicamente a un livello in cui ogni governo diverrebbe ben
presto inutile, e lo Stato perdendo ogni suo carattere politico e
cio di dominazione si trasformer da s in una organizzazione
assolutamente libera degli interessi economici e dei comuni.
Abbiamo qui una flagrante contraddizione. Se lo Stato fosse
veramente popolare perch sopprimerlo? E se la sua soppressione 
necessaria per l'emancipazione reale del popolo come si osa
chiamarlo popolare? Con la nostra polemica nei loro confronti
abbiamo fatto loro confessare che la libert o l'anarchia, vale a
dire la libera organizzazione delle masse operaie dal basso in
alto,  la meta finale dell'evoluzione sociale e che perci ogni
Stato, non escluso il loro Stato popolare,  un giogo il che vuol
dire che esso da una parte genera il dispotismo e dall'altra la
schiavit.
Dicono che questo giogo dello Stato, questa dittatura  una misura
transitoria necessaria per poter raggiungere l'emancipazione
integrale del popolo; l'anarchia o la libert sono il fine, lo
Stato o la dittatura sono il mezzo. E cos per emancipare le masse
popolari si dovr prima di tutto soggiogarle.
M. Bakunin, Stato e anarchia, Feltrinelli, Milano, 1979, pagine
209-212.
